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sabato 13 agosto 2016
I contenuti della riforma costituzionale del 2016
Abbiamo pubblicato un'analisi dei contenuti della riforma costituzionale. L'articolo elenca le innovazioni della riforma limitando le valutazioni di merito e la descrizione dei benefici, che pubblicheremo in ulteriori approfondimenti dedicati alle modifiche più importanti.
mercoledì 4 maggio 2016
I polli di De Siervo
Un breve post per commentare le parole di De Siervo in un'intervista pubblicata ieri sera dal Corriere della Sera.Nell'intervista, l'ex presidente della Corte Costituzionale esprime molti punti di vista degni di rispetto: opinioni che noi non condividiamo, ma che rispettiamo e ci auguriamo permettano di approfondire il dibattito. Poi, però, cade nel solito vizio di esagerare, di enfatizzare, anche a costo di manipolare la realtà, arrivando persino -- spiace dirlo -- a inventarsi alcune cose di sana pianta.
Dice De Siervo che con la riforma costituzionale
si riporta indietro, a prima degli anni 70, il livello di potestà legislativa delle Regioni
Rimango basito: ogni persona mediamente informata sa che in Italia, prima del 1970, le Regioni neanche esistevano (con l'eccezione di quelle a statuto speciale) e che non avevano competenze legislative se non quando venivano loro benevolmente affidate dallo Stato centrale mediante le cosiddette leggi quadro. Seppur correggendo alcune abnormità approvate nel 2001, la riforma costituzionale conferma l'esistenza di competenze specifiche delle Regioni, arrivando anche ad elencare, direttamente nella Costituzione, l'insieme delle materie a vocazione regionale.
Non basta. Aggiunge De Siervo:
Anche qui ci troviamo, purtroppo, di fronte al ribaltamento della realtà. All'art. 117 della Costituzione riformata, si legge:
Chiaro? "Spetta alle Regioni", non alla Camera. Se dunque una Regione dovesse decidere di occuparsi di una materia priva di riserva statale, non succederà proprio nulla. Potrebbe invece essere lo Stato a decidere di invadere la sfera legislativa delle Regioni; ma anche qui, non c'è spazio per contenziosi: se lo Stato interverrà, dovrà farlo mediante la cosiddetta clausola di supremazia, definita sempre nell'art. 117:
Le leggi approvate secondo la clausola di supremazia prevedono un maggior coinvolgimento del Senato delle Regioni e un quorum rinforzato nel caso in cui la Camera decidesse di non conformarsi al parere del Senato. Proprio grazie alla clausola di supremazia non sarà più possibile il contenzioso Stato-Regioni che ci affligge dal 2001! E questo spiega anche a che cosa serva la camera alta.
Naturalmente De Siervo sa perfettamente di aver diffuso, con la sua intervista, vere e proprie menzogne. Ciò che non capiamo è come possa essere disposto a macchiare la sua autorevolezza spargendo becchime per polli, falsità a cui soltanto un totale sprovveduto può credere.
In ogni caso, tristezza, molta tristezza.
Non basta. Aggiunge De Siervo:
Mentre dobbiamo ancora chiarire bene a cosa servirà il nuovo Senato, la riforma prevede che la Camera si occupi di tutto tranne di quello che non è “espressamente” attribuito alla competenza dello Stato. Bene, tra le materie non disciplinate ci sono l’industria, l’agricoltura, l’artigianato, le miniere, la pesca. Cosa succederà se una Regione interverrà? Finirà che la Corte dovrà continuare a fare il vigile urbano.
Anche qui ci troviamo, purtroppo, di fronte al ribaltamento della realtà. All'art. 117 della Costituzione riformata, si legge:
Spetta alle Regioni la potestà legislativa [...] in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato.
Chiaro? "Spetta alle Regioni", non alla Camera. Se dunque una Regione dovesse decidere di occuparsi di una materia priva di riserva statale, non succederà proprio nulla. Potrebbe invece essere lo Stato a decidere di invadere la sfera legislativa delle Regioni; ma anche qui, non c'è spazio per contenziosi: se lo Stato interverrà, dovrà farlo mediante la cosiddetta clausola di supremazia, definita sempre nell'art. 117:
Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.
Le leggi approvate secondo la clausola di supremazia prevedono un maggior coinvolgimento del Senato delle Regioni e un quorum rinforzato nel caso in cui la Camera decidesse di non conformarsi al parere del Senato. Proprio grazie alla clausola di supremazia non sarà più possibile il contenzioso Stato-Regioni che ci affligge dal 2001! E questo spiega anche a che cosa serva la camera alta.
Naturalmente De Siervo sa perfettamente di aver diffuso, con la sua intervista, vere e proprie menzogne. Ciò che non capiamo è come possa essere disposto a macchiare la sua autorevolezza spargendo becchime per polli, falsità a cui soltanto un totale sprovveduto può credere.
In ogni caso, tristezza, molta tristezza.
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lunedì 21 marzo 2016
Le ragioni del Sì/1
Sul sito Terni in Rete trovate una videointervista al costituzionalista Stefano Ceccanti sulle ragioni per votare Sì al referendum costituzionale. Secondo Ceccanti, votando Sì sarà finalmente possibile decidere di attribuire a una sola camera il potere di dare e togliere la fiducia al Governo. Qualora approvata, la riforma consentirà inoltre di superare il conflitto Stato-Regioni (che da anni affligge la Corte Costituzionale) responsabilizzando le autonomie a livello nazionale mediante la partecipazione alla seconda camera parlamentare.Anche se "non c'è mai una bacchetta magica che risolve tutti i problemi", la riforma rappresenta un "un passo avanti decisivo" in quanto viene meno il rischio di un Parlamento che non riesca a dare vita a un governo, come capitato tre anni fa.
Dopo il referendum, alcune parti della riforma entreranno immediatamente in vigore (come la chiusura dell'inutile CNEL); le parti restanti entreranno in vigore nel 2018, dopo alcuni adempimenti necessari quali l'aggiornarmento dei regolamenti parlamentari e l'approvazione della legge elettorale per il nuovo Senato.
lunedì 1 febbraio 2016
Gli stipendi dei senatori
Benché il "documento interno" citato da Rizzo non abbia alcun valore normativo, e l'armonizzazione di cui parla possa essere interpretata in qualunque maniera (e in particolare anche nel senso di una riduzione dei rimborsi spese dei senatori, che come lo stesso Rizzo ricorda sono leggermente superiori a quelli spettanti ai deputati), possiamo capire il principio di precauzione che anima l'articolo: sui costi della politica è meglio tenere gli occhi aperti, visto che troppe volte in passato li abbiamo tenuti chiusi.
C'è però nell'articolo un errore madornale che non possiamo ignorare, anche perché riguarda l'unica variazione certa nell'indennità dei senatori della prossima legislatura. Come abbiamo detto più volte, i senatori saranno per lo più consiglieri regionali ai quali non spetterà alcuna indennità aggiuntiva oltre a quella derivante dalla loro carica locale. Il tetto a questa indennità, che è stato fissato a 11.100 euro mensili dal Governo Monti, viene notevolmente ridotto dalla riforma costituzionale, che stabilisce che gli emolumenti spettanti ai consiglieri regionali non possono essere superiori a quanto percepito dal sindaco del capoluogo di regione.
Concretamente, si tratta di un taglio drastico, visto che anche a Roma o Milano l'indennità di sindaco non arriva a 8.000 euro lordi (in capoluoghi più piccoli, la cifra è ben più bassa). Nella lodevole battaglia contro gli sprechi, non si possono ignorare i passi in avanti fatti, specialmente quando sono così rilevanti. Ci auguriamo che la prossima volta Sergio Rizzo controlli meglio tutte le fonti, prima di pubblicare inesattezze.
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